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Signore Gesù, che ci hai chiamati ad essere pronti
sulle frontiere del servizio e dell'amore per tutti, sii presente fra noi
perché noi possiamo essere presenti sempre, dove c'è il dolore e il pianto di un uomo. Donaci di essere generosi nel donarci, tempestivi nell'accorrere, efficaci nel soccorrere; strumenti di bene ovunque. Tu che sei l'ideale della nostra vita. Amen.
Come le Forze Armate e i Corpi e i Servizi dello Stato, anche il Corpo Italiano di Soccorso dell' Ordine di Malta (CISOM) ha la sua preghiera. Questa bellissima preghiera deve albergare nella mente e nel cuore di ogni Volontario e recitata tra le preghiere fondamentali di ogni buon cristiano. In questa preghiera troviamo l' essenza del volontariato d' ispirazione cristiana come quello del CISOM che nasce da un'idea di persona che è “immagine e somiglianza” di Dio, dedito al servizio ai poveri e agli ammalati fondando la sua azione nel carisma dell' obsequium pauperum. Comprendiamo meglio il significato analizzando i passi della stessa.
Esegesi:
SIGNORE GESU',
Innanzitutto dire che Gesù è il Signore vuol significare: che Gesù è uguale al Padre; Che Gli è dovuta totale obbedienza. Il termine: "Signore" indica il Suo interessamento totale nella nostra totale debolezza. Gesù controlla ogni evento ed ogni aspetto della storia: e questo include ogni evento nella vita del cristiano. Nelle difficoltà, ci chiede di avere fede quando non comprendiamo il Suo scopo nella nostra sofferenza. Egli ci assicura che col Suo aiuto potremo superare tutte quelle circostanze senza restarne schiacciati.
CHE CI HAI CHIAMATI AD ESSERE PRONTI
Per tutti quanti prima o poi arriva in diverse forme la vocazione. La vocazione è una particolare sensibilità verso un tipo di vita, un'attività spesso intesa di carattere prettamente religioso o solidale. La vocazione è comunque una tendenza innata nell'individuo che lo porta più facilmente a fare alcune cose piuttosto che altre, sente un trasporto interiore. Nello sfondo di questa vocazione si delinea la suprema vocazione, quella del Servo per eccellenza, chiamato a “dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti" (Mt,20:28; cfr.Isaia 53:5 ss). Saper essere pronti è una grande cosa! È una facoltà preziosa che implica fermezza, analisi, colpo d'occhio, decisione. Saper essere pronti è anche saper partire. Saper essere pronti è anche saper finire. Saper essere pronti è, in fondo, anche saper morire. L' «essere pronti» era anche l'appello che Cristo aveva lasciato ai suoi. Tuttavia, egli partiva, ma con una promessa: «Verrò di nuovo», anzi, «tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, verrà il Figlio dell'uomo» (Gv,14,3; Mt,24,44)
SULLE FRONTIERE DEL SERVIZIO E DELL' AMORE PER TUTTI,
Chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell' uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire. (Mt,20,26-28). Essere sempre a disposizione per il bene degli altri, anzi, diventare un bene per gli altri. Vivere per servire: un ideale davvero bello per ogni uomo. Ogni autentico servizio è segno di vera umanità. L' ideale del servizio comporta l' assunzione di compiere il nostro dovere, cioè di servire gli altri con amore, in modo gratuito, anche se non riceviamo dagli altri il contraccambio. Ovvero non dobbiamo dare per ricevere senza paura di perdere poiché il bene che si fa ritorna sempre a chi lo compie.
SII PRESENTE FRA NOI PERCHE' NOI POSSIAMO ESSERE PRESENTI SEMPRE,
"Emmanuele", "Dio è con noi!". Questa la grande straordinaria notizia con cui si apre il Vangelo di Matteo (Mt,1,23). In Gesù, l’Emmanuele, Dio è sceso in mezzo a noi.
Il Vangelo si chiude poi con una promessa ancora più grande e stupefacente: "Io sono con voi fino alla fine del mondo" (Mt,28,20)
La presenza di Dio fra noi non si è limitata ad un periodo storico, alla permanenza fisica di Gesù sulla terra. Egli rimane con noi per sempre. E' il segno dell'amore grande che Dio ha fatto all'umanità. E' segno di un dono che viene a noi concesso: la presenza permanente di Dio tra noi.
Ai doni che abbiamo ricevuto dal Creato, ai doni che abbiamo ricevuto nella nostra vita umana, ai doni che abbiamo ricevuto nella nostra vita cristiana, familiare. Questa modalità di saper cogliere tutto ciò che ci viene donato, non è tanto diffusa, come dovrebbe essere, perché la nostra tendenza , il nostro modo abituale di vedere le cose è quella di vederlo sotto l'angolo dei diritti. Siamo talmente abituati a vivere nella cultura delle rivendicazioni dei diritti che ci sembra che tutto sia dovuto, e tutto quello che noi abbiamo è a noi dovuto. E non sappiamo cogliere a sufficienza le manifestazioni di amore gratuito, le manifestazioni di dono che ci vengono offerte e che sono presenti nella vita. Proviamo a vedere le cose sotto l'ottica del dono e ci rendiamo conto che la nostra vita appare diversa.
DOVE C'E' IL DOLORE E IL PIANTO DI UN UOMO.
Nella parabola del buon Samaritano, la tribolazione dell' uomo indica, infatti, quale debba essere il rapporto di ciascuno di noi verso il prossimo sofferente. Non ci è lecito “passare oltre” con indifferenza, ma dobbiamo “fermarci” accanto a lui. Buon Samaritano è “ogni uomo, che si ferma accanto alla sofferenza, al dolore di un altro uomo”, qualunque essa sia. Quel fermarsi non significa curiosità, ma disponibilità. Questa è come l’aprirsi di una certa interiore disposizione del cuore, che ha anche la sua espressione emotiva. Buon Samaritano è “ogni uomo sensibile alla sofferenza altrui”, l’uomo che “si commuove” per la disgrazia del prossimo (†G.P.II, S.D.). Dobbiamo imitare il buon Samaritano nelle buone opere. In pratica, se si incontrano delle persone che sono nel bisogno, non si deve fare come hanno fatto il sacerdote ed il levita, rappresentanti della religione, i quali hanno finto di non vedere l'uomo che necessitava di aiuto e, di conseguenza, non lo hanno soccorso. Guardiamoci attorno e, cominciando dalla fratellanza, consideriamo quante persone hanno bisogno di aiuto; non pensiamo che tanto provvederanno gli altri.
Ognuno di noi è chiamato da Dio a fare la sua parte personalmente.
No! Non dobbiamo aspettare che sempre provvedano gli altri ai bisogni dei fratelli
facciamo anche noi come ha fatto il buon Samaritano, aiutiamo il nostro prossimo.
L'aiuto deve essere dato in maniera completa, fino in fondo; fino a far cessare
completamente il bisogno del nostro prossimo, qualora possibile.
DONACI DI ESSERE GENEROSI NEL DONARCI,
Generosità significa disponibilità, quella capacità di distacco personale che ci porta ad essere disposti a fare a meno di qualcosa di proprio per porlo al servizio di chi ha bisogno.
Generoso è colui che mette a disposizione, colui che condivide tutto ciò che ha. Serve una buona dose di distacco personale per avere un generoso interesse !. Quasi un controsenso, in realtà è nell'equilibrio che sta la virtù !
Quel qualcosa che facciamo non è vera generosità, non è un donarci, ma un donare. Una gran differenza !
La generosità, infatti, non scaturisce da una spinta esterna, ma dalla nostra volontà, dalla nostra libertà. È qualcosa che da dentro ci fa guardare fuori e non il contrario. È apertura e non chiusura.
TEMPESTIVI NELL' ACCORRERE,
Occorre essere essere vigilanti e tempestivi nel soccorrere concretamente tutti i bisognosi d’aiuto che Dio manderà. Bisogna essere sempre attenti e vigili dando giusto rilievo all’importanza della tempestività e della qualità del soccorso, all’individuazione del problema, e alla conoscenza delle prime azioni-manovre da compiere di fronte a una emergenza; ma anche sulle azioni da non fare per non aggravare la situazione.
EFFICACI NEL SOCCORRERE;
Volontariato non significa improvvisazione ed il Corpo non può esimersi da compiti di formazione, di promozione e di coordinamento. Ogni volontario dovrebbe avere o acquisire le competenze necessarie al servizio dei bisognosi. Deve essere addestrato nelle procedure di Primo Soccorso per diventare efficace, quanto lo fu il Buon Samaritano allora , secondo gli standard della sua epoca.
STRUMENTI DI BENE OVUNQUE
Il volontario agisce, in forma individuale o associata, per il bene comune e per un mondo migliore e svolgendo adeguatamente il suo ruolo di collaboratore nella lettura dei bisogni, nell' individuazione delle priorità, propone uno stile di vita che ha tra le sue componenti la gratuità e il servizio verso le fasce più deboli della popolazione.
TU CHE SEI L'IDEALE DELLA NOSTRA VITA
L'ideale di Gesù è uno solo: l'ubbidienza, un'ubbidienza che non termina alla morte, perché chi muore in quel modo non può non finire nella risurrezione. L'ubbidienza ha poi, come contenuto, il dono di se stesso per noi, la donazione di Gesù a noi. L'ideale di Gesù non è il dolore. Dal suo esempio nasce la forza di andare oltre le convenienze umane, accettando non solo la fatica, ma anche le umiliazioni che a volte il servizio comporta. Per servire gli altri bisogna farsi piccoli, fino a sapersi inginocchiare davanti a loro e mettersi ai loro piedi. E' difficile, ma in questo servire non c'è tristezza. Gesù stesso ha detto: “C'è più gioia nel dare che nel ricevere” (At,20,35). E' lui stesso la Via. Guardando a lui, non possiamo accontentarci di arrivare “fino a un certo punto”, perchè egli non si è fermato lungo la salita del Calvario, ma ha servito e amato l' umanità fino alla fine. Dal suo esempio nasce la forza di andare sempre oltre, accettando non solo la fatica, ma anche le umiliazioni che a volte il servizio comporta, accettandole come momenti di grazia.
AMEN.
Gesù Cristo è l’Amen di Dio. Infatti per mezzo suo Dio realizza pienamente tutte le sue promesse. Gesù infatti è la Parola stessa di Dio, è l’Amen per eccellenza. La stessa preghiera personale del cristiano deve essere illuminata dalla fede dell’amen. Dire “amen” con fede significa appoggiarsi a Dio come una casa sulla roccia che resiste a tutte le tempeste, come l’abbraccio della promessa sposa al fidanzato al punto di affidarsi tutto a lui.
Riferimenti bibliografici:
Ordine di Malta – CISOM, Schede di Spiritualità – La Verna 25-27 feb 2011
† Benedetto XVI – Lettera Enciclica – Deus Caritas Est – 2005
Catechismo della Chiesa Cattolica - 2005
† Giovanni Paolo II – Lettera Apostolica – Salvifici Doloris - 1984
Antico e Nuovo Testamento
P.S. La presente esegesi della Preghiera del Volontario del CISOM è una opinione personale dell' autore, basata sulla conoscenza derivante dai propri studi teologici. Si declina ogni responsabilità di interpretazione altrui. Ogni consiglio e commento sarà ben accettato e quando possibile tenuto conto nella revisione del presente documento.Ci si scusa per eventuali errori e/o omissioni di fonti.
Ciro Urselli
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